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	<title>Catabolismi</title>
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	<description>Catabolismi. Fasi distruttive a cura di F.G. e C.O.</description>
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		<title>Soluzioni</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 07:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catabolismi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fu proprio mentre rovistava nello scatolone tra gli scatoloni di quel trasloco mai terminato, mentre gli cadeva sul pavimento il plico di documenti e si spargevano decine di fogli con intestazione “Tribunale di B. &#8211; sez. separazioni e divorzi”, mentre guardava il soffitto con le braccia aperte e le palme delle mani rivolte verso l’alto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=143&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fu proprio mentre rovistava nello scatolone tra gli scatoloni di quel trasloco mai terminato, mentre gli cadeva sul pavimento il plico di documenti e si spargevano decine di fogli con intestazione “Tribunale di B. &#8211; sez. separazioni e divorzi”, mentre guardava il soffitto con le braccia aperte e le palme delle mani rivolte verso l’alto e pronunciava una sonora, disperata, rabbiosa e definitiva bestemmia, fu mentre accadeva tutto questo che Lucio ripensò a quelle belle chiappe sode che massaggiavano sinuosamente il sellino leggermente eretto di quella bicicletta da donna come se stessero golosamente assaporando un fallo turgido e voglioso che, probabilmente, se avesse potuto, sarebbe senz’altro venuto. E pensò che davvero non era niente male.</p>
<p>Non è certo per un fatto discriminatorio che Alberto sosteneva che la parte più importante da osservare in una donna fosse senz’altro e senza ombra di dubbio la caviglia. Infatti, per lui, l’apprezzamento dovrebbe partire dal basso: se non fosse possibile ammirarne i piedi, almeno le caviglie che non sono solo lo specchio di una situazione fisica attuale ma sono un varco temporale, una finestra che ti consente di vedere con chiarezza ciò che la donna in questione è destinata a diventare, ciò per cui è predisposta. L’affermazione provocò in alcuni lo sconcerto, in altri l’ilarità e in altri ancora cenni d’approvazione. Osservando poi che, comunque, la qualità media delle calzature circolanti era di scarsissima qualità si chiese che senso avesse, in fondo.</p>
<p>L’avvocato Borghetti aspirante scrittore di gialli-di-successo in contatto con diverse case editrici non aveva ancora ottenuto risposta circa il suo manoscritto inviato sei mesi prima. Decise così di tentare il suicidio per essere più credibile e più coerente con la propria scrittura. Le risposte arrivarono, tutte assieme. Neppure la morte poté.</p>
<p>Nell’istante preciso in cui Gigi saltò dallo sgabello si rese conto che nessuna predestinazione era mai esistita e infondo tutto era dipeso dal caso cui forse siamo tutti condannati: perciò era del tutto probabile che incontrare quella donna fu, a posteriori, solo una tragica fatalità che avrebbe anche potuto non ripetersi mai più. Nell’istante in cui la corda si tese, Gigi, avvertì</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/microclismi.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/microclismi.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/microclismi.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/microclismi.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/microclismi.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/microclismi.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/microclismi.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/microclismi.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/microclismi.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/microclismi.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/microclismi.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/microclismi.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/microclismi.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/microclismi.wordpress.com/143/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=143&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>il (dis)piacere. Critica all’ipotesto</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 12:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catabolismi</dc:creator>
				<category><![CDATA[critica letteraria]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://microclismi.files.wordpress.com/2010/08/cucina-9ago2010-001.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-126" title="cucina 9ago2010 001" src="http://microclismi.files.wordpress.com/2010/08/cucina-9ago2010-001.jpg?w=150&#038;h=112" alt="" width="150" height="112" /></a>Il protagonista del racconto de <strong>il (dis)piacere</strong> di F. Sturini è un esteta, che filtra il genio del Barone Des Senteries e quello dei biscotti Doria. Egli ricerca il bello e disprezza il mondo borghese, conduce una vita eccezionale, vive la sua vita come un’opera d’arte (dadaista però) e rifiuta le regole basilari del vivere morale e sociale. Soprattutto in cucina. La sua sensibilità straordinaria implica, però, una certa corruzione (evidenziata peraltro dalle foto a supporto del testo), anche nella sadica sovrapposizione delle sue donne<strong> </strong>(che come si vede non ci sono mai, ma proprio a loro è dedicato il racconto), corruzione che fa parte di quella necessità ideologica e psicologica del <em>dandy domestico</em>, cagionata anche da una Belluno corrotta e lussuriosa. Anche se F., il protagonista e alter ego dell&#8217;autore,  la vive non senza un’intima sofferenza, dovuta alla degradazione di quella forza morale, della sua personalità nonché – appunto – della sua cucina, perché le massime paterne (“Non farla la spesa F.!”) e quelle del suo maestro Orazio (“dagli di sturatore, eccheccazzo!!!”) presumono uno spirito forte, che domini le proprie debolezze.  Ma ecco un estratto del racconto <strong>il (dis)piacere</strong>: “<em>Egli era per così dire tutto impregnato d’arte, unto si potrebbe dire (quasi un testimonial prototipico del <strong><a href="http://www.scjohnson.it/nqcontent.cfm?a_id=4440">Bio Shout – Lo Sciogli macchia</a></strong>): poté compiere la sua straordinaria educazione estetica sotto la cura di un idraulico libidinoso – Orazio -, che lo educò al massacro del lavandino, alternando seminari di sbocchi della lavastoviglie. Da lui ebbe però anche il culto delle cose d’arte nel bagno, il culto spassionato della bellezza del rubinetto, il paradossale disprezzo delle docce, l’avidità del piacere di sgrassare. Fin dal principio egli fu prodigo di sé; poiché la grande forza sensitiva, ond’egli era dotato, non si stancava mai di fornire tesori alle sue prodigalità. Ma l’espansione di quella forza era in la distruzione di un’altra forza, della forza morale che Orazio stesso – il maestro – non aveva ritegno a reprimere. Sempre Orazio gli aveva dato, tra le altre, questa massima fondamentale: bisogna fare la propria vita come un tubo. Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui, del tubo. La superiorità vera è tutta qui</em>”. <em>Ma una depressione colse il nostro: una turpe si oserebbe dire, neghittosa, escatologica vendetta nei confronti dell’arte e anche della distruzione di questa: un’indifferenza netta, improvvisa: senza distruzione né ricostruzione [...].</em> Un capolavoro insomma: nei migliori negozi di detersivi.</p>
<p><a href="http://microclismi.files.wordpress.com/2010/08/cucina-9ago2010-003.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-130" title="caffè cucina 9ago2010" src="http://microclismi.files.wordpress.com/2010/08/cucina-9ago2010-003.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://microclismi.files.wordpress.com/2010/08/cucina-9ago2010-002.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-131" title="cucina 9ago2010 002" src="http://microclismi.files.wordpress.com/2010/08/cucina-9ago2010-002.jpg?w=240&#038;h=180" alt="" width="240" height="180" /></a><br />
<a href="http://microclismi.files.wordpress.com/2010/08/cucina-9ago2010-004.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-125" title="cucina 9ago2010 004" src="http://microclismi.files.wordpress.com/2010/08/cucina-9ago2010-004.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/microclismi.wordpress.com/123/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/microclismi.wordpress.com/123/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/microclismi.wordpress.com/123/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/microclismi.wordpress.com/123/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/microclismi.wordpress.com/123/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/microclismi.wordpress.com/123/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/microclismi.wordpress.com/123/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/microclismi.wordpress.com/123/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/microclismi.wordpress.com/123/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/microclismi.wordpress.com/123/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/microclismi.wordpress.com/123/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/microclismi.wordpress.com/123/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/microclismi.wordpress.com/123/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/microclismi.wordpress.com/123/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=123&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ancora due giorni</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 08:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catabolismi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’afa e il sudore sono percepibili al di là di ogni ragionevole sopportazione e Gian se ne sta seduto sul divano di semi-pelle semi-sfondato semi-bruciato in canottiera e mutande in atteggiamento volutamente antiestetico: canottiera e havaianas non sono esattamente il suo completo preferito, ma adeguato all’anticiclone africano. Mendicare bevande fresche davanti al frigorifero vuoto non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=120&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">L’afa e il sudore sono percepibili al di là di ogni ragionevole sopportazione e Gian se ne sta seduto sul divano di semi-pelle semi-sfondato semi-bruciato in canottiera e mutande in atteggiamento volutamente antiestetico: canottiera e havaianas non sono esattamente il suo completo preferito, ma adeguato all’anticiclone africano. Mendicare bevande fresche davanti al frigorifero vuoto non fa che aumentare il senso di desolazione.</p>
<p style="text-align:left;">La brace di quella sigaretta arde sui ricordi di Gian e quel crepitio sembra assolverlo dalle sue colpe: pensava troppo al futuro dimenticando il presente. Ma la memoria è un animale stupido: così ha smesso di ricordare i progetti che faceva e ha cominciato a ricordare ciò che non fa più.</p>
<p style="text-align:left;">Il fumo gli ricorda senza alcuna pietà che il tempo passa e di lui non rimane granché: solo un odore acre nella stanza chiusa. Quei pensieri sanno di vecchio: meglio aprire le finestre e non pensarci più. Bella mossa Gian! Stavolta ci sei.</p>
<p style="text-align:left;">La memoria non è solo un animale stupido, è anche un cane che ti abbaia addosso i sentimenti rimossi quando proprio non te l’aspetti. Cazzo, decidi di non dagli da mangiare e lui ti fa sentire il suo cazzo di latrato come a dire: ora ci penso io a te. E ringhia.</p>
<p style="text-align:left;">I sogni sono la subdola vendetta dei sentimenti marcescenti che hai deciso di non considerare più. Metti un bel deodorante in frigo così quando lo apri non ti ricordi di quello che sta imputridendo e continui a riempirlo di cose fin quando non scoppia, fin quando la roba sana non copre quella melma che in fondo non hai voglia di raschiare e il tuo dobermann mentale mostra i denti, prima o poi.</p>
<p style="text-align:left;">Gian attraversa con fatica il tempo gelatinoso, avanza lentamente immerso nel budino dei ricordi che è e continua a essere denso da percorrere. E’ la memoria solida, fisica, corporea che ti fa arrancare e andare avanti lentamente, che ti trattiene e ti tira indietro e tu punti i piedi e remi con le braccia e cerchi di nuotare ma non ti muovi. Vedi avanti ma non vai avanti.</p>
<p style="text-align:left;">Dalla finestra chiusa, con le tapparelle abbassate quasi del tutto per cercare di tenere almeno un po’ il caldo fuori, filtra un raggio di sole che illumina la penombra d’un’esistenza ristagnante come l’odore dei mozziconi di sigaretta riversi sul fondo di un posacenere da chissà quanto. Il pulviscolo sospeso nell’aria viene sottolineato dalla luce solare quasi ad evidenziare l’esistenza dell’impercepibile, a rendere presente la realtà dei fatti, a dirti che non è che l’invisibile non esista, ma può essere che tu, che credi di esistere, forse non ci sei: sei tu il riflesso sullo specchio, sei tu l’ombra sul pavimento, sei tu lo spettro sognato da qualcuno.</p>
<p style="text-align:left;">Gian ha gli occhi chiari, così chiari che il minimo accenno di luce lo costringe a coprirsi, a ritirarsi nell’ombra. Così, mentre per tutti la luce è portatrice di chiarezza e verità, per lui è ragione d’oblio: è il suo buio.</p>
<p style="text-align:left;">Gian inforca i suoi occhiali da sole nuovi di zecca così s’illude d’esser ancora invisibile, aspira una boccata di sigaretta per sentirsi ancora vivo e tira un sorso di birra gelata per cercare d’esser immortale. Poi ripone la rivoltella nella custodia per avere l’illusione d’essere lui a decidere.</p>
<p style="text-align:left;">Lo smoking non sarà pronto prima di dopodomani.</p>
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		<title>Alrimondi, altrementi e altrezze varie</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 08:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catabolismi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gian corre per la spiaggia bianchissima indossando degli occhiali da sole a stella neri. Improvvisamente si ferma davanti a un vuccumprà, si mette un fischietto in bocca ed estrae da un taccuino nero un cartellino giallo e ammonisce il venditore ambulante.  Così noto che ha un costume nero Gian: indubitabilmente arbitro. Quello non accenna a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=114&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gian corre per la spiaggia bianchissima indossando degli occhiali da sole a stella neri. Improvvisamente si ferma davanti a un vuccumprà, si mette un fischietto in bocca ed estrae da un taccuino nero un cartellino giallo e ammonisce il venditore ambulante.  Così noto che ha un costume nero Gian: indubitabilmente arbitro.</p>
<p>Quello non accenna a girarsi e così lui gli batte la mano tesa sulla spalla e gli fa vedere per bene il cartellino, glielo schiaffa sotto al naso, e gli si proietta tutto in avanti con la sua forma longilinea, magra e leggermente ricurva all’altezza delle spalle. Poi si gira e se ne va come nulla fosse, lasciando attoniti quegli occhi neri sbarrati e penzolanti quelle camicette di chiffon bianche e turchese.</p>
<p>Gian attraversa di corsa una fetta di spiaggia facendo slalom tra ombrelloni, secchielli e asciugamani e si avvicina a un signore dalla pelle lattiginosa evidentemente arrossata dal sole: lo scruta, e con autorevolezza gli punta il cartellino rosso e fischia, poi aggiunge: “visto che il sole nun te fa gnente, vatt’a coricà”.</p>
<p>Gian è l’indiscutibile arbitro della spiaggia che inappellabilmente ammonisce o espelle le persone.</p>
<p>Gian vede cose che le persone normali non possono vedere, lui vede al di là di noi stessi perché ha la capacità e la sensibilità per farlo. E’ l’arbitro dell’anima che riesce a percepire tangibile e vera. Lui non discrimina, distingue: vede le persone per ciò che sono dentro e non per ciò che appaiono.</p>
<p>Le persone rimangono attonite e incredule difronte a quei gesti, ma mentre tu sei occupato a pensare perché sei stato ammonito o espulso per lui sei già storia vecchia, non si ricorda più di te: tu non esisti, sei superato. Tu sei ancora lì che ti domandi e lui già sta ammonendo qualcun altro. Non gl’importa se te ne vai o meno basta solo che tu sappia.</p>
<p>Ma Gian non è solo questo. Conta gli ultimi cinque secondi e fischia la fine.</p>
<p>Nei giorni di vento forte balla sulle dune seguendo il ritmo del suo mp3 &#8211; pensiamo noi &#8211; ma in realtà segue il suo ritmo interiore: sì perché lui ce l’ha e lo sente, non come noi che l’abbiamo dimenticato e ora ce ne stiamo nella compostezza delle nostre convenzioni civili ché va bene l’educazione ma morire del tutto questo proprio no.</p>
<p>Non balla da solo Gian, balla col vento che noi pensiamo sia solo aria e invece è il respiro del mondo, è un abbraccio, è una coccola fatta a un figlio, è una culla, un pensiero felice che ti fa sentire leggero per un attimo nella vita.</p>
<p>Poi Gian lotta col mare, s’incazza perché è mosso e prende a calci e pugni le onde. Io purtroppo non riesco a vedere ciò che vede lui: non mi accorgo dei mostri dai quali ci protegge senza che nemmeno lo sappiamo ma mi ricordo d’una volta che lottavo contro i miei mostri e speravo che le onde mi battessero sul tempo.</p>
<p>L’ho visto correre incontro a una ragazza e porgerle una fascia elastica azzurra per i capelli. Lei imbarazzata dice: “Grazie Gian, ma&#8230; non posso accettare” e lui di rimando come fosse la cosa più normale del mondo: “l’ho comprata per te perché sei una sorella, se ti va la tieni sennò no” e va.</p>
<p>E’ stato come vederlo sbucare dal suo mondo nel nostro per un attimo, mettere dentro la testa, guardarsi attorno, fregare una sigaretta da un pacchetto sul tavolino senza farsi notare nell’attimo stesso in cui il proprietario si alza, mandare un bacio con la mano e tornarsene da dove è venuto, dietro quelle stelle che a noi paiono occhiali.</p>
<p>Qui la gente pensa che sia matto, che sia nato così con qualche rotella che gira da un’altra parte, qualcuno dice che sia così a causa di un amore: ché l’amore ti rende pazzo solo quando finisce male mentre le cazzate che si fanno quando va bene son normali.</p>
<p>E poi, poi c’è Michele: il pittore naÏf.</p>
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		<title>Intravisione</title>
		<link>http://microclismi.wordpress.com/2010/05/19/intavisione/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 13:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catabolismi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Microboh]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi è sembrato d&#8217;averlo visto l’altro giorno. Non so forse mi sono sbagliato, ma sembrava proprio lui. L’ho intravisto alla fiera campionaria che svoltava l’angolo dietro allo stand della roba etnica. Si sarà fatto una risata nel vedere la gente impazzire per quella chincaglieria marocchina o chissà cos’altro che spacciano per artigianato locale di qualche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=111&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è sembrato d&#8217;averlo visto l’altro giorno. Non so forse mi sono sbagliato, ma sembrava proprio lui. L’ho intravisto alla fiera campionaria che svoltava l’angolo dietro allo stand della roba etnica. Si sarà fatto una risata nel vedere la gente impazzire per quella chincaglieria marocchina o chissà cos’altro che spacciano per artigianato locale di qualche landa desolata e dispersa che anche se fosse tanto i soldi a quelli mica arrivano.</p>
<p>M’è parso avesse una sahariana color crema vagamente sgualcita ma in ordine e con ai piedi le solite Mephisto che mi fanno orrore ma a quanto pare sono costosissime e comodissime per chi cammina molto. Ricordo che quando le ho viste la prima volta ho pensato che non esistono scarpe più brutte di quelle eppure voleva che me ne comperassi un paio anche io ma ho preferito di gran lunga le Timberland che all’epoca mi avrebbero consegnato saldamente nelle mani delle convenzioni sociali: infatti, qualche giorno dopo, me le hanno rubate al palaghiaccio.</p>
<p>Canuto lo è sempre stato, almeno io l’ho sempre visto così, anche un po’ ingiallito dal fumo, ma l’altro giorno mi è sembrato, non so, più luminoso, lucido direi.</p>
<p>Mi vien da sorridere se penso che l’ho visto, come mai prima d’ora, in tenuta da esploratore quasi la fiera fosse una giungla, e in effetti. Le persone sono come piante che devi schivare come ostacoli in movimento continuo. Ma è strano perché di solito quando torna indossa abiti comuni e non vuol sentir parlare di viaggi né raccontarne, quasi che la vacanza sia immergersi in un’altra vita troncando col resto: come un astronauta che quando torna deve re-imparare a camminare con la consapevolezza che lo spazio è lo spazio e la terra è la terra.</p>
<p>Ho tentato di raggiungerlo, ma era troppo lontano. S’era fermato un attimo in uno stand buddista, ho alzato la mano e stavo per chiamarlo ad alta voce ma non ho fatto in tempo ad emettere suono che, dopo aver sfiorato una campana tibetana, girandosi leggermente, mi ha mostrato l’occhio azzurro vitreo. Poi è scomparso tra la gente lasciando sospeso nell’aria solo il tintinnio prolungato della campana.</p>
<p>Ho chiesto al commerciante indo-cino-giappo-coreano ma nulla, non capiva. Ho pensato ‘sto cazzo di negro-cinese non capisce un cazzo&#8230;’ e in quel momento mi son redarguito da solo ‘cazzo dico?’ e penso a lui che in patria fa il leghista sfegatato, sì proprio lui col mal d’Africa! tanto per prendermi in giro.</p>
<p>Beh, allora buon viaggio vecchio mio, ci vedremo un’altra volta.</p>
<p>Magari sarai ripartito per un’altra avventura, ma senza fine. Ciao papà.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/microclismi.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/microclismi.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/microclismi.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/microclismi.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/microclismi.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/microclismi.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/microclismi.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/microclismi.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/microclismi.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/microclismi.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/microclismi.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/microclismi.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/microclismi.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/microclismi.wordpress.com/111/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=111&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Milano, fra le 19:04 e le 19:05 di un giorno qualunque</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 10:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catabolismi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Microracconto]]></category>

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		<description><![CDATA[In quel preciso momento nel civico 36 della rotonda piazza Novelli a Milano sotto la doccia del suo appartamento all’interno 4 Selene si stupiva di quanto fosse ancora florido il suo seno nonostante i suoi primi cinquant’anni: pensò che fosse l’aver lasciato il marito due anni prima il segreto di due poppe così sode. All’interno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=107&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In quel preciso momento nel civico 36 della rotonda piazza Novelli a Milano sotto la doccia del suo appartamento all’interno 4 Selene si stupiva di quanto fosse ancora florido il suo seno nonostante i suoi primi cinquant’anni: pensò che fosse l’aver lasciato il marito due anni prima il segreto di due poppe così sode. All’interno 6 invece Federico si stava dedicando con intensità ad una delle seghe più belle della sua vita, eiaculando a fiotti sulla foto di Elisa dopo aver pensato al suo bel corpo di lei che veniva esplorato per la prima volta da Stefano, lo studente di medicina fuori corso per cui la giovane lo aveva lasciato appena un mese prima. All’interno 7, sempre nello stesso istante, una coppia di trentenni, Loriana e Giulio, litigava per chi dovesse pulire il bagno, ma in realtà era altro quello per cui volevano chiarirsi: il fatto che Giulio non volesse figli.   Nel momento in cui sferragliò il tram numero 29 in corso Vercelli non era passato neanche un minuto da tutto ciò e Francesco, senza aver lasciato alcun biglietto, si stava suicidando impiccandosi nella sua stanza dell’interno 12 del civico 2 di Largo del Carrobbio, sempre a Milano. Senza che nessuno potesse fermarlo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/microclismi.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/microclismi.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/microclismi.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/microclismi.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/microclismi.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/microclismi.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/microclismi.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/microclismi.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/microclismi.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/microclismi.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/microclismi.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/microclismi.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/microclismi.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/microclismi.wordpress.com/107/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=107&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il taglio del pollo</title>
		<link>http://microclismi.wordpress.com/2010/04/23/il-taglio-del-pollo/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 14:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catabolismi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Microracconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Cammino in una strada soleggiata che scollina verso il mare, ho una camicia azzurra leggera e pantaloni chiari&#8230; &#8230; mi sento bene, il sole mi bagna, c&#8217;è una luce secca                                                                                                             aria fresca, poi caldo, ecco il mare                                                                                                                                                                                      in lontananza. [...] Ristorante cinese in riva al mare (nelle Marche? Portonovo?). Il mare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=105&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cammino in una strada soleggiata che scollina verso il mare, ho una camicia azzurra leggera e pantaloni chiari&#8230;</p>
<p>&#8230; mi sento bene, il sole mi bagna, c&#8217;è una luce secca</p>
<p>                                                                                                            aria fresca, poi caldo, ecco il mare</p>
<p>                                                                                                                                                                                     in lontananza.</p>
<p>[...]</p>
<p>Ristorante cinese in riva al mare (nelle Marche? Portonovo?). Il mare è al di là della struttura, lo percepisco.</p>
<p>Interno, giorno: ora di pranzo. Polli in forno. Disordine. Cinesi che inseriscono polli nel grande forno. I polli girano ancora crudi e un cameriere mi mostra che&#8230;</p>
<p>                                                                                                E&#8217; come una fabbrica. Sono</p>
<p>                                                                                                                                                                operai.</p>
<p>&#8220;Il taglio del pollo  è fondamentale per la riuscita di un pollo perfetto&#8221;, dice il capo cuoco.</p>
<p>(Prefetto,</p>
<p>refuso di poca importanza)</p>
<p>Ne assaggio un po&#8217; del pollo, ma non mi piace. E&#8217; come plastica. Ho sempre odiato il pollo, penso.</p>
<p>Voglio andarmene e non voglio pagare per ciò che non ho mangiato</p>
<p>[...]</p>
<p>ma non c&#8217;è nessuno e non voglio andare via senza pagare. Cioè senza protestare e quindi non pagare.</p>
<p>[...]</p>
<p>Poi mi si avvicina una donna, rossa di capelli e sembra Giuliana De Sio. Ha un vestito quasi trasparente sensuale corto. Mi dice di provare un altro tipo di pollo ma non voglio. Non voglio pagare. Lei mi offre una sigaretta e dice che un amico prima di me è andato via dicendole &#8216;non torno&#8217;.</p>
<p>[...]</p>
<p>Mi avvicino a lei e la bacio sulla bocca lei sorride, non sembra infastidita. Poi le sfioro l&#8217;inguine. Sento il pelo, quasi lo vedo ben sparso a coprire la vagina e un po&#8217; pungente.</p>
<p>Esco in una rada e guardo la sigaretta che ho in mano. E&#8217; una Diana blu e ho voglia di fumarla ma ho paura che mi stimoli l&#8217;intestino. Vado verso l&#8217;auto che avevo lasciato lì vicino mentre un alito di vento</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/microclismi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/microclismi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/microclismi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/microclismi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/microclismi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/microclismi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/microclismi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/microclismi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/microclismi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/microclismi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/microclismi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/microclismi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/microclismi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/microclismi.wordpress.com/105/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=105&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il giornale</title>
		<link>http://microclismi.wordpress.com/2010/04/13/il-giornale/</link>
		<comments>http://microclismi.wordpress.com/2010/04/13/il-giornale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 19:50:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catabolismi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Microracconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Non diceva mai tante cose mio nonno, anzi. Diceva &#8216;passami il sale grosso&#8217; mentre l&#8217;acqua stava bollendo e io lo stavo a guardare come fosse un mago mentre cucinava gli gnocchi col ragù; ripeteva &#8216;non correre giù per le scale&#8217;, oppure &#8216;vieni con me&#8217; quando dovevo andare con lui a vederlo giocare a carte in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=97&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non diceva mai tante cose mio nonno, anzi. Diceva &#8216;passami il sale grosso&#8217; mentre l&#8217;acqua stava bollendo e io lo stavo a guardare come fosse un mago mentre cucinava gli gnocchi col ragù; ripeteva &#8216;non correre giù per le scale&#8217;, oppure &#8216;vieni con me&#8217; quando dovevo andare con lui a vederlo giocare a carte in osteria (e, prima, montare sulla  centoventotto blu che non mi piaceva perché non ci vedevo neanche fuori tanto ero basso sul sedile davanti). Oppure mi diceva &#8216;mettiti la giacca&#8217;, &#8216;zitto&#8217;, ‘obbedisci’.</p>
<p>Eppure lo ammiravo.</p>
<p>Era disegnatore in una grande azienda mio nonno. E io non lo sapevo a quel tempo. Per me era solo da temere. Da rispettare. Bisognava obbedirgli a mio nonno, null’altro. Ero piccolo io, e non gli facevo domande. E lui era alto, o così almeno lo vedevo io, imponente.</p>
<p>Quando morì avevo solo otto anni. Mi ricordo i suoi completi di lana grossa &#8211; di solito grigi (grigio scuro) &#8211; , i maglioni a collo alto neri; gli occhiali di tartaruga; i capelli bianchi, un po’ lunghi sopra e tenuti con la riga a destra, ordinati. E le sigarette: Marlboro morbide. Poi l&#8217;odore di fumo mi ricordo, perchè di solito non fumava davanti a me. Usciva sul balcone per fumare, anche se il fumo sembrava seguirlo in casa. Anche dopo anni nella cucina dove preparava i krapfen con mia nonna oppure il pesto, da buon ligure, c&#8217;era odore di fumo. Ma c’era più che altro odore di lui. Io quasi lo sentivo ancora mio nonno, anche dopo anni. Ma non mi ricordo la sua voce (il timbro, quello sì), né il suo accento. Però so che era di Vado Ligure, anche se con mia nonna parlava in dialetto milanese. Di nonna invece ricordo tutto, perché è sopravvissuta a mio nonno per altri tredici anni. Lei era milanese e parlava il dialetto non perché non sapeva l’italiano, anzi: forse perché le mancava la sua città pensavo.</p>
<p>Era buono alla fine mio nonno, o così mi piace pensare. Come mi piaceva pensare che anche lui, vivendo in tutt’altro Nord, avesse nostalgia della sua Liguria. Volevo credere che anche lui avesse un punto debole.</p>
<p>Una cosa – ecco, la ricordo vivida – mio nonno si raccomandava per il mio bene che io facessi: mettere il giornale. ‘Metti il giornale quando vai in bicicletta’, diceva. E puntualmente anche d’estate, prima che io uscissi a fare qualche giro con gli amici, mi dava la Gazzetta dello Sport o il Corriere della Sera (guardandomi però come se fossi una pianta di basilico, una bottiglia di olio, o della menta. O aglio). Poi richiudeva dietro di sé la porta di casa, e io me ne rimanevo lì sull’uscio pieno di vergogna perché davanti ai miei amici non ce lo volevo portare il giornale. Allora capitava che il giornale, che avrebbe dovuto proteggermi la pancia nelle discese, lo nascondessi fra le grate di una finestra in cantina dove appoggiata ad un muro restava una Coppi con i freni a bacchetta. E dopo, al mio ritorno a casa, succedeva che lo pigliavo e me lo mettevo sotto la maglietta per fargli vedere che me lo ero messo il giornale. Ma accadeva che qualche volta mio nonno lo vedevo guardarmi in tralice, facendomi capire che aveva capito che lo prendevo in giro. Perché il giornale lo toccava: mi diceva di darglielo e sentiva che non era umido né stropicciato. E così ogni volta, prima che uscissi, mi dava una copia che aveva appena letto e io alla fine lo mettevo il Corriere, o la Gazzetta, e la odiavo quella carta fra me e la maglietta. Anche perché i miei amici mi prendevano in giro e ci pigliavamo sempre a botte per quella storia.</p>
<p>Poi mio nonno si ammalò e io smisi di dover mettere il giornale prima di andare in biciletta. Lo colpì una malattia che lo consumò lentamente, per molti mesi. E morì.</p>
<p>Ecco, l’altra mattina dopo tanto tempo ho deciso di andare a farmi una pedalata. La comprai nuova un anno fa la mountain-bike, ma senza mai usarla. Ebbi alcune biciclette durante gli anni dell’università, ma erano come le chiamavo io ‘di servizio’. Le usavo solo per il tragitto fra casa e la facoltà. O per andare di corsa in stazione. E poi puntualmente, come è norma nelle grandi città, me le rubavano sempre le biciclette. E non riuscivo ad affezionarmici.</p>
<p>Ecco, l’altra mattina dopo tanto tempo ho goduto nella fatica delle gambe a spingere sui pedali in salita. Nel freddo anche, e pure sotto la pioggia. E in discesa. E tornato a casa stavo bene. Stavo meglio.</p>
<p>Forse anche perché, nonno, il giornale l&#8217;ho messo alla fine, prima di partire.</p>
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		<title>Mila</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 09:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catabolismi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Microracconto]]></category>
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		<description><![CDATA[Ma come fai Mila a non impazzire chiusa qui dentro? Come fai? Col sonno, vero? Fai come Bianciardi &#8211; l&#8217;uomogatto &#8211; che nei suoi romanzi dormiva per provare a non esistere per un po&#8217;? O ti basta una carezza per dimenticare la tua prigione? O giocare con un filo forse. O nasconderti nel tuo mondo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=94&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma come fai Mila a non impazzire chiusa qui dentro? Come fai? Col sonno, vero? Fai come Bianciardi &#8211; l&#8217;uomogatto &#8211; che nei suoi romanzi dormiva per provare a non esistere per un po&#8217;? O ti basta una carezza per dimenticare la tua prigione? O giocare con un filo forse. O nasconderti nel tuo mondo parallelo dietro l&#8217;armadio. Non so come fai Mila.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/microclismi.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/microclismi.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/microclismi.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/microclismi.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/microclismi.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/microclismi.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/microclismi.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/microclismi.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/microclismi.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/microclismi.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/microclismi.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/microclismi.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/microclismi.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/microclismi.wordpress.com/94/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=94&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Attesa</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 08:41:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>catabolismi</dc:creator>
				<category><![CDATA[letteratura d&#039;evacuazione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#60;&#60;Credi a me, non ci sono grandi dolori, grandi pentimenti, grandi ricordi. Si dimentica tutto, anche i grandi amori. E&#8217; questo il triste e l&#8217;esaltante della vita&#62;&#62; disse Ferdinando citando freddamente Camus, non senza una punta di disprezzo. Erano in quella sala d&#8217;aspetto da un&#8217;ora, senza che da quella stanza uscisse una notizia. &#60;&#60;Sono d&#8217;accordo, a parte che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=microclismi.wordpress.com&amp;blog=10578724&amp;post=88&amp;subd=microclismi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&lt;&lt;Credi a me, non ci sono grandi dolori, grandi pentimenti, grandi ricordi. Si dimentica tutto, anche i grandi amori. E&#8217; questo il triste e l&#8217;esaltante della vita&gt;&gt;<em> </em>disse Ferdinando citando freddamente Camus, non senza una punta di<em> </em>disprezzo<em>.</em> Erano in quella sala d&#8217;aspetto da un&#8217;ora, senza che da quella stanza uscisse una notizia. &lt;&lt;Sono d&#8217;accordo, a parte che talvolta i grandi amori li fai sopravvivere dandogli da mangiare qualche ricordino, così, ogni tanto. Giusto per non dimenticare del tutto il dolore&gt;&gt;, replicò secco e lineare Giacomo. &lt;&lt;I grandi amori devono morire di fame per vivere!&gt;&gt; gridò quasi il giovane medico, poi controllandosi. Dopo una pausa attenta e inaspettata, Giacomo rilanciò: &lt;&lt; E&#8217; vero anche questo, sono i grandi dolori che ingrassano con i ricordi&gt;&gt;. Poi un colpo secco, e il primario aprì la porta di quella stanza e si diresse verso i due, che ora invece avevano un&#8217;espressione attonita.</p>
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