Salta al contenuto

Intravisione

19 maggio 2010

Mi è sembrato d’averlo visto l’altro giorno. Non so forse mi sono sbagliato, ma sembrava proprio lui. L’ho intravisto alla fiera campionaria che svoltava l’angolo dietro allo stand della roba etnica. Si sarà fatto una risata nel vedere la gente impazzire per quella chincaglieria marocchina o chissà cos’altro che spacciano per artigianato locale di qualche landa desolata e dispersa che anche se fosse tanto i soldi a quelli mica arrivano.

M’è parso avesse una sahariana color crema vagamente sgualcita ma in ordine e con ai piedi le solite Mephisto che mi fanno orrore ma a quanto pare sono costosissime e comodissime per chi cammina molto. Ricordo che quando le ho viste la prima volta ho pensato che non esistono scarpe più brutte di quelle eppure voleva che me ne comperassi un paio anche io ma ho preferito di gran lunga le Timberland che all’epoca mi avrebbero consegnato saldamente nelle mani delle convenzioni sociali: infatti, qualche giorno dopo, me le hanno rubate al palaghiaccio.

Canuto lo è sempre stato, almeno io l’ho sempre visto così, anche un po’ ingiallito dal fumo, ma l’altro giorno mi è sembrato, non so, più luminoso, lucido direi.

Mi vien da sorridere se penso che l’ho visto, come mai prima d’ora, in tenuta da esploratore quasi la fiera fosse una giungla, e in effetti. Le persone sono come piante che devi schivare come ostacoli in movimento continuo. Ma è strano perché di solito quando torna indossa abiti comuni e non vuol sentir parlare di viaggi né raccontarne, quasi che la vacanza sia immergersi in un’altra vita troncando col resto: come un astronauta che quando torna deve re-imparare a camminare con la consapevolezza che lo spazio è lo spazio e la terra è la terra.

Ho tentato di raggiungerlo, ma era troppo lontano. S’era fermato un attimo in uno stand buddista, ho alzato la mano e stavo per chiamarlo ad alta voce ma non ho fatto in tempo ad emettere suono che, dopo aver sfiorato una campana tibetana, girandosi leggermente, mi ha mostrato l’occhio azzurro vitreo. Poi è scomparso tra la gente lasciando sospeso nell’aria solo il tintinnio prolungato della campana.

Ho chiesto al commerciante indo-cino-giappo-coreano ma nulla, non capiva. Ho pensato ‘sto cazzo di negro-cinese non capisce un cazzo…’ e in quel momento mi son redarguito da solo ‘cazzo dico?’ e penso a lui che in patria fa il leghista sfegatato, sì proprio lui col mal d’Africa! tanto per prendermi in giro.

Beh, allora buon viaggio vecchio mio, ci vedremo un’altra volta.

Magari sarai ripartito per un’altra avventura, ma senza fine. Ciao papà.

Ancora nessun commento

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.