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Il taglio del pollo

23 aprile 2010

Cammino in una strada soleggiata che scollina verso il mare, ho una camicia azzurra leggera e pantaloni chiari…

… mi sento bene, il sole mi bagna, c’è una luce secca

                                                                                                            aria fresca, poi caldo, ecco il mare

                                                                                                                                                                                     in lontananza.

[...]

Ristorante cinese in riva al mare (nelle Marche? Portonovo?). Il mare è al di là della struttura, lo percepisco.

Interno, giorno: ora di pranzo. Polli in forno. Disordine. Cinesi che inseriscono polli nel grande forno. I polli girano ancora crudi e un cameriere mi mostra che…

                                                                                                E’ come una fabbrica. Sono

                                                                                                                                                                operai.

“Il taglio del pollo  è fondamentale per la riuscita di un pollo perfetto”, dice il capo cuoco.

(Prefetto,

refuso di poca importanza)

Ne assaggio un po’ del pollo, ma non mi piace. E’ come plastica. Ho sempre odiato il pollo, penso.

Voglio andarmene e non voglio pagare per ciò che non ho mangiato

[...]

ma non c’è nessuno e non voglio andare via senza pagare. Cioè senza protestare e quindi non pagare.

[...]

Poi mi si avvicina una donna, rossa di capelli e sembra Giuliana De Sio. Ha un vestito quasi trasparente sensuale corto. Mi dice di provare un altro tipo di pollo ma non voglio. Non voglio pagare. Lei mi offre una sigaretta e dice che un amico prima di me è andato via dicendole ‘non torno’.

[...]

Mi avvicino a lei e la bacio sulla bocca lei sorride, non sembra infastidita. Poi le sfioro l’inguine. Sento il pelo, quasi lo vedo ben sparso a coprire la vagina e un po’ pungente.

Esco in una rada e guardo la sigaretta che ho in mano. E’ una Diana blu e ho voglia di fumarla ma ho paura che mi stimoli l’intestino. Vado verso l’auto che avevo lasciato lì vicino mentre un alito di vento

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